Breve storia artistica di San Francesco

Uno dei santi più noti e amati in Italia è San Francesco, che, insieme a Caterina da Siena, è patrono d’Italia e nel calendario liturgico è festeggiato il 4 di ottobre.

San Francesco fonda il suo ordine nel 1209, ottiene l’approvazione definitiva della regola nel 1223 e muore nella Porziuncola nel 1226, mentre i francescani avevano raggiunto un larghissimo seguito che, in breve tempo, permise loro di assumere un ruolo importante all’interno della Chiesa. Molto nota è la relazione tra Giotto e l’ordine francescano che ha portato il pittore a raffigurare più volte su tavole d’altare e nel ciclo di affreschi nella Basilica di Assisi le scene di vita di San Francesco.

San Franceso riceve le stimmate, attribuito a Giotto, 1295-1299 circa, affresco nella Basilica superiore di Assisi

San Franceso riceve le stimmate, attribuito a Giotto, 1295-1299 circa, affresco nella Basilica superiore di Assisi

La celebrazione dell’ordine attraverso la narrazione della vita del suo fondatore, mostrato come esempio da seguire, proseguì per molto tempo, venendo poi a scemare tra il XV e il XVI secolo, periodo durante il quale l’ordine subì i più travolgenti disordini interni causati delle diverse interpretazioni della regola francescana.

Nel frattempo la Riforma di Lutero, la diffusione del Calvinismo e la nascita della chiesa anglicana sconvolgono l’unità religiosa e politica d’Europa e la Chiesa di Roma, attraverso i lavori del Concilio di Trento, prende delle misure per contenere il dilagare di queste nuove dottrine religiose. Queste misure di contenimento inaugurano l’era della Controriforma, un periodo storico turbolento, contrassegnato da censure, timori apocalittici, tribunali speciali, caccia all’eretico, ma anche da un rinnovato ardore religioso, costruito sulle figure dei più illustri santi, di coloro che hanno al meglio seguito l’esempio di Cristo e che sono portati ad esempio alla popolazione e al clero, affinchè guardando a loro fossero stimolati a ricostruire una nuova Chiesa, plasmata sulla purezza delle origini, sulla semplicità del messaggio di Cristo, sulla conoscenza della religione, sullo studio, sulle regole apprese in seminario e su un comportamento decoroso e consono al loro ruolo.

La raffigurazione dei culti e delle immagini dei Santi acquistò, così, una grande importanza durante la Controriforma; in particolar modo San Francesco fu rappresentato con sempre maggior frequenza per richiamare l’attenzione ed incitare a recuperare il pauperismo (ovvero al clima di povertà) dei primi secoli cristiani e una vita semplice come quella del Santo, attraverso immagini che si distaccano dagli sfarzi del manierismo, per creare composizioni semplici e di facile leggibilità.

Uno dei primi e dei più apprezzati pittori della Controriforma fu Federico Barocci, che nelle sue opere incarna perfettamente i voleri della Chiesa controriformata: pochi elementi decorativi, grande importanza ai Santi come intermediari tra Dio e l’uomo, immagini di facile leggibilità e luce utilizzata in chiave simbolica.

Sono molte le opere di Barocci che hanno come soggetto San Francesco; tra le più note ricordiamo qui la tavola della Galleria Borghese con San Francesco in atto di ricevere le stimmate.

Federico Barrocci, Stimmate di San Francesco (1594-95), olio su tela, cm. 353 x 248, Galleria Borghese, Roma.

Federico Barocci, Stimmate di San Francesco (1594-95), olio su tela, cm. 353 x 248, Galleria Borghese, Roma.

Il paesaggio è orchestrato attorno alla nuda roccia su cui poggiano il Santo e un frate che lo accompagna. La posizione di Francesco pone anche visivamente il Santo come intermediario tra i fedeli, che si immedesimano nel frate in preghiera, e la luce del Serafino, che simboleggia la manifestazione di Dio nella vita dell’uomo.

L’opera mostra il rapporto tutto intimo tra il santo di Assisi e l’apparizione celeste, che si manifesta con una luce abbacinante in grado di imprimere i segni del martirio sul corpo di Francesco. Il frate in preghiera non riesce a sostenere il peso di quella luce e si copre, con un gesto della mano, gli occhi.

Nel desolato e fosco paesaggio appenninico, Barocci fa emergere dall’ombra l’inconfondibile facciata della chiesetta cappuccina urbinate, rischiarata dal bagliore di un fuoco attorno al quale pastori con i loro greggi assistono alla tragica uccisione di uno di essi: nuovi Caino e Abele che alludono al messaggio che il santo, nell’identificazione mediante la posa con Cristo crocifisso, affida all’umanità.

Dalla Controriforma in poi, complici le raffigurazioni caritatevoli e umanamente vicine alla popolazione, il culto per San Francesco non farà che crescere, arrivando a diventare una leggenda di se stesso, una favola che tutti i bambini conoscono, l’uomo che parlava con gli animali e, infine, patrono d’Italia.

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