Ron Mueck e le inutili domande dell’arte contemporanea

Chi siamo? Da dove veniamo?
Domande che rappresentano per antonomasia uno sforzo intellettuale che non conduce da nessuna parte, esattamente come la maggior parte di disquisizioni popolari in merito all’arte contemporanea.

“Che cosa mi rappresenta quest’uomo nudo, calvo, con gli occhiali da sole su un materassino? Che porcheria!”.

Ron Mueck, Drift

Ron Mueck, Drift, 2009
Mixed media, 118 x 96 x 21 cm, in mostra alla Fondation Cartier, Parigi

Attenzione ai facili inganni del nostro tempo. Nessun fisico spiegherebbe la teoria dei quanti utilizzando il sillogismo di Artistotele e noi, umanità del 2013, dovremmo evitare di guardare l’arte contemporanea con occhi manieristi, rinascimentali, romantici o veristi. L’arte contemporanea è rivoluzione, è una teoria a sé stante e con tale consapevolezza va avvicinata. La sua meraviglia, però, è il continuo interscambio con il bagaglio iconografico e culturale del passato che ripropone in maniera decontestualizzata e straniante. Lo fa apposta, come l’amico “Bastian contrario” che non ci dà mai ragione.

L’uomo in bermuda mentre prende il sole è di Ron Mueck, artista iperrealista australiano. — Mi immagino così nelle mie prossime (utopiche) vacanze alle Fiji, solo con molti più capelli e con le sembianze femminili.

Ron Mueck, Drift

Ron Mueck, Drift, 2009
Mixed media, 118 x 96 x 21 cm, in mostra alla Fondation Cartier, Parigi

La proiezione mentale del nostro agognato stato di vacanza nelle mani di Mueck si verticalizza e diventa una moderna crocefissione; ma, a ben pensarci, sono io come occidentale cristiana abituata alla visione di un uomo nudo affisso in quella posizione ad una croce sul muro a fare quella relazione iconografica, ovvero, a collegare le due immagini.
Quindi il nostro Ron sta facendo leva sul mio bagaglio culturale (in cui risiede la religiosità) per infastidirmi, farmi riflettere, annoiarmi, emozionarmi, farmi sbraitare contro questo sistema artistico blasfemo.

In ogni reazione dello spettatore risiede la spiegazione di quest’opera d’arte che si realizza nell’emozione, qualsiasi essa sia.
Perde, quindi, completamente di senso la domanda “Cosa significa” perché non esiste una risposta univoca; i significati sono infiniti come le reazioni che questa scultura iperrealista suscita.

Se ti ha incuriosito e hai in previsione un piccolo viaggio, Ron Mueck rimarrà in mostra a Parigi presso la Fondation Cartier fino al 29 settembre. Posso venire con te?!Chi siamo? Da dove veniamo?
Domande che rappresentano per antonomasia uno sforzo intellettuale che non conduce da nessuna parte, esattamente come la maggior parte di disquisizioni popolari in merito all’arte contemporanea.

“Che cosa mi rappresenta quest’uomo nudo, calvo, con gli occhiali da sole su un materassino? Che porcheria!”.

Ron Mueck, Drift

Ron Mueck, Drift, 2009
Mixed media, 118 x 96 x 21 cm, in mostra alla Fondation Cartier, Parigi

Attenzione ai facili inganni del nostro tempo. Nessun fisico spiegherebbe la teoria dei quanti utilizzando il sillogismo di Artistotele e noi, umanità del 2013, dovremmo evitare di guardare l’arte contemporanea con occhi manieristi, rinascimentali, romantici o veristi. L’arte contemporanea è rivoluzione, è una teoria a sé stante e con tale consapevolezza va avvicinata. La sua meraviglia, però, è il continuo interscambio con il bagaglio iconografico e culturale del passato che ripropone in maniera decontestualizzata e straniante. Lo fa apposta, come l’amico “Bastian contrario” che non ci dà mai ragione.

L’uomo in bermuda mentre prende il sole è di Ron Mueck, artista iperrealista australiano. — Mi immagino così nelle mie prossime (utopiche) vacanze alle Fiji, solo con molti più capelli e con le sembianze femminili.

Ron Mueck, Drift

Ron Mueck, Drift, 2009
Mixed media, 118 x 96 x 21 cm, in mostra alla Fondation Cartier, Parigi

La proiezione mentale del nostro agognato stato di vacanza nelle mani di Mueck si verticalizza e diventa una moderna crocefissione; ma, a ben pensarci, sono io come occidentale cristiana abituata alla visione di un uomo nudo affisso in quella posizione ad una croce sul muro a fare quella relazione iconografica, ovvero, a collegare le due immagini.
Quindi il nostro Ron sta facendo leva sul mio bagaglio culturale (in cui risiede la religiosità) per infastidirmi, farmi riflettere, annoiarmi, emozionarmi, farmi sbraitare contro questo sistema artistico blasfemo.

In ogni reazione dello spettatore risiede la spiegazione di quest’opera d’arte che si realizza nell’emozione, qualsiasi essa sia.
Perde, quindi, completamente di senso la domanda “Cosa significa” perché non esiste una risposta univoca; i significati sono infiniti come le reazioni che questa scultura iperrealista suscita.

Se ti ha incuriosito e hai in previsione un piccolo viaggio, Ron Mueck rimarrà in mostra a Parigi presso la Fondation Cartier fino al 29 settembre. Posso venire con te?!

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