La cattiveria del pubblico – Rhythm 0

Stiamo per entrare in un campo minato. La performance di cui parlerò oggi è ai limiti della comprensione; fu un esperimento ardito, parte di un percorso dell’arte che voleva il pubblico più presente nella genesi stessa dell’arte, ovvero nella creazione dell’opera e nell’interazione con essa. Stiamo parlando di Rhytm 0 di Marina Abramovich, performance del 1974.

Questa particolare forma d’arte, chiamata performance, è nata nel Novecento con le avanguardie storiche ed è esplosa tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo. La performance è un’esibizione di un’artista che crea un’opera d’arte fatta di azioni che scorrono nel tempo; il pubblico è l’elemento principale, perchè partecipa sia attivamente sia passivamente alla creazione dell’opera stessa.

Questa dinamica svela in modo violento il ruolo fondamentale che il pubblico ha sempre avuto nell’arte; dipingere, scolpire, progettare architetture è sempre in funzione di qualcuno che veda e viva i risultati di questo fare. Il pubblico è sempre il destinatario e, quindi, il motivo dell’arte; con la performance diventa attore in prima persona e genera l’arte.

In Rhythm 0 Marina Abramovic prepara 72 oggetti su un tavolo in una stanza: oggetti di piacere (piuma, bottiglie, scarpe, ecc), oggetti di dolore (fruste, catene, martelli, ecc) e oggetti di morte (pistola, lamette).

Rhythm 0, Gli oggetti

Oggetti di piacere, dolore e morte a disposizione del pubblico.

La performance prevedeva la presenza per 6 ore consecutive dell’artista privata della sua volontà e totalmente a disposizione del pubblico che, attraverso uno di quei 72 oggetti, aveva la possibilità di interagire con Marina guidato e al tempo stesso provocato dalle seguenti istruzioni:

Sul tavolo ci sono 72 oggetti che potete usare su di me come meglio credete: io mi assumo la totale responsabilità per sei ore. Alcuni di questi oggetti danno piacere, altri dolore.

Marina Abramovich, Rhythm 0

Marina Abramovich, Rhythm 0, performance, 1974, Napoli.

Dopo una iniziale titubanza, il pubblico si scatena; i vestiti di Marina vengono tagliati con le lamette, che, poi, vengono fatte scorrere anche sulla sua pelle denudata. Gli uomini le succhiano il sangue dalle ferite e iniziano ad avere un approccio incline alla violenza sessuale. Parte delle persone presenti cerca di preservare l’artista dalla violenza formando un gruppo di protezione. Estremo il momento in cui nelle mani dell’Abramovich viene messa la pistola carica, appoggiata e diretta al collo, con un dito della stessa artista appoggiato sul grilletto.

Marina ha avuto paura di morire.

Marina Abramovich, Rhythm 0

Marina Abramovich, Rhythm 0, performance, 1974, Napoli

Io inorridisco, ma forse non dovrei. Un corpo femminile privo di volontà nelle mani di altri esseri umani tira fuori la natura da carnefice del genere umano.

Per l’Abramovich questa performance è parte del suo percorso di indagine artistica sulla corporeità e sulla relazione con il pubblico. Per me, Rhythm 0 pone l’uomo di fronte alla propria natura e ne svela tutti i lati, da quelli nefandi a quelli lodevoli, soprattutto vista la consapevolezza di essere parte di un meccanismo importante come quello dell’arte.

Voglio intimamente sperare che le persone presenti si siano spinte così al limite per verificare la reale assenza di volontà dell’artista e per accertarsi della genuinità della performance e non per un insano sadismo represso.

Cenni di biografia
Marina Abramovich è un’artista montenegrina; il suo settore di indagine è la relazione con il pubblico, la corporeità e i suoi limiti e le potenzialità della mente. Ha vinto il Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1997 con l’esecuzione di Balkan Baroque, una performance per ricordare e condannare gli orrori delle guerre nella penisola Balcanica. Nel 2010 ha portato a termine la più imponente performance che sia mai stata realizzata, intitolata The Artist is Present e realizzata presso il MoMA di New York. Descrivere questo avvenimento in poche righe è impossibile e prometto di ritornarci; per i più curiosi lascio un video che introduce la performance.

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2 Comments

  1. ho visto il filmato e faccio questa considerazione: l’artista sta lì con aria triste, mi sembra logico che ispiri tristezza, se fosse sorridente i presenti sorriderebbero. Credo che il nostro umore condizioni quello degli altri in quel determinato momento, proprio come si può constatare facilmente coi bambini, i quali ridono se tu ridi e si preoccupano se piangi. In ogni caso è un’artista molto, ma molto originale, terribile però come sia riuscita a tirar fuori l’animale che c’è nell’essere umano

  2. Nella performance “the artist is present” l’artista è inespressiva, nè triste, nè felice. Cerca di essere semplicemente presente e a disposizione del pubblico che vede e versa in lei ciò che prova in quel momento.

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