Ragazza con l’orecchino di Perla: la nuova Gioconda

La ricezione di opere d’arte avviene secondo accenti diversi, due dei quali, tra loro opposti, assumono uno specifico rilievo. Il primo di questi accenti cade sul valore cultuale, l’altro sul valore espositivo dell’opera d’arte.

da W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

Partendo da questa citazione di Walter Benjamin non posso che provare una profonda commozione di fronte all’abilità dell’uomo di saper mitizzare un’opera d’arte.
Il 25 giugno 2014 La ragazza con il turbante di Vermeer, nota al pubblico come La ragazza con l’orecchino di perla, dopo un lungo peregrinare per il mondo durato due anni, è tornata a casa, nel rinnovato museo Mauritshuisall’Aja. Da qui non si muoverà più.

Un romanzo prima (Girl with a Pearl Earring di Tracy Chevalier) e un film poi (regia di Peter Webber), interpretato dalla bellissima Scarlett Johansson che ha saputo incarnare la bellezza sfuggente della ragazza con il turbante, hanno acceso i riflettori su questo ritratto.
La sua aura sacrale, già esistente in quanto manufatto del grandissimo pittore olandese del Seicento, è stata aumentata a dismisura attraverso la sua esposizione in una mostra che ha accarezzato il Giappone, gli Stati Uniti ed è approdata anche a Bologna. L’esposizione internazionale, un vero tour degno di una pop-star, ha contribuito a trasformare la bella olandesina in oggetto di culto mondiale.

La Ragazza col turbante o Ragazza con l'orecchino di perla è un dipinto a olio su tela di Jan Vermeer, databile al 1665-1666 circa e conservato nella Mauritshuis dell'Aia.

Jan Vermeer, La Ragazza col turbante o Ragazza con l’orecchino di perla, 44 x 39 cm, olio su tela, 1665-1666, Mauritshuis, L’Aja.

Il fenomeno mediatico ha creato una nuova Gioconda, un nuovo mito da riporre, ora, dietro un vetro antiproiettile di un museo rinnovato pronto ad accogliere turisti, amatori e curiosi che si sono persi l’epifania della bella olandesina.

Il quadro ha un valore pittorico molto alto: le pennellate di Vermeer creano un piccolo gioiellino: una fanciulla dall’occhio languido e lo sguardo interrogativo, il riflesso di luce sulla perla (due pennellate una accanto all’altra), la bocca appena aperta in un respiro che sta per diventare sorriso (o forse no), le labbra umide di saliva che risplendono al tocco di una luce esterna nel buio di una stanza spoglia.

Il fenomeno che ruota attorno al quadro di Veermer ricorda, in scala ridotta, la storia della Gioconda. Ma esattamente cosa accomuna questi due ritratti? Cosa rende un quadro un oggetto di culto sociale?

 La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di pioppo di Leonardo da Vinci, databile al 1503-1514 circa, e conservata nel Museo del Louvre di Parigi.

Leonardo da Vinci, Monna Lisa, 1503-1514, 77 x 53 cm, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi.

Le due figure femminili hanno, entrambe, un’espressione enigmatica, in bilico tra sorpresa, malinconia e malizia nostalgica. C’è qualcosa che stimola la curiosità dello spettatore, in attesa di scorgere un leggero palpito della pelle, un movimento, un sospiro.

L’ombra sotto il mento della Gioconda fa risaltare l’incarnato omogeneo e la leggera scollatura, orlata in modo prezioso e con pieghe ondeggianti. Il profilo della Ragazza con il turbante, che lentamente digrada verso l’ombra con un morbido chiaroscuro, fa risaltare i delicati lineamenti della giovane e il luccichio della perla che richiama, immediatamente, le labbra carnose e innocenti.

Due bellezze diverse, due secoli diversi, ma la tecnica sottile e mirabile di Leonardo e Vermeer creano ritratti femminili di una fine ed elegante bellezza, resa grandiosa da un’identificazione psicologica sfuggente.

E poi l’uomo e il business completano il processo di mitizzazione: l’esposizione dell’opera d’arte legata alla sua unicità (il tour da una parte e la teca del Louvre dall’altra) ricorda allo spettatore che si trova di fronte ad un oggetto unico, un capolavoro inimitabile e impagabile. La Gioconda, uno dei pezzi più visti del Louvre, è stata resa ancora più popolare – come se ce ne fosse stato bisogno – dal romanzo Il Codice da Vinci (The Da Vinci Code, Dan Brown) e dal successivo film (regia di Ron Howard). La notorietà del dipinto è stata rinvigorita tra il grande pubblico attraverso il cinema, esattamente come è accaduto alla Ragazza con il turbante. L’unica differenza è che la MonnaLisa non si sposta da Parigi, “fa la preziosa”.

Leonardo da Vinci e Vermeer a confronto nella società del consumismo

La ragazza con l’orecchino di perla era una giovane promessa dello starlette dell’arte e un romanzo, insieme al film e alla mirabile bellezza della Johansonn, hanno contribuito alla sua mitizzazione. L’uomo ha poi finito di creare l’aura attraverso un viaggio, un Grand Tour mondiale per portare a spasso l’olandesina, presentarla al grande pubblico, introdurla nella società, come in un vero ballo di Gran Gala.
Così la Ragazza con l’orecchino di perla poi torna alla sua dimora da vera diva, una novella Gioconda. Ora dovremo andare tutti all’Aja ad osservare il suo eterno sguardo in attesa di un sorriso che non sboccerà mai.

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