Jackson Pollock e l’Espressionismo astratto

Pollock è il nome di maggior richiamo tra gli artisti presenti alla mostra Pollock e gli irascibili ospitata a Palazzo Reale fino al 16 febbraio.

La mostra accoglie parte della collezione permanente del Whitney Museum e il filo rosso che collega le opere esposte è la cosiddetta Scuola di New York, che vanta tra i suoi membri i nomi di Willem de Kooning, Mark Rothko, Barnett Newman, Robert Motherwell per citare solo i più noti.

Siamo nel 1950: quindici artisti protestano per l’esclusione della corrente dell’Espressionismo astratto dalla mostra sulla pittura americana contemporanea che si sta svolgendo al Metropolitan Museum, ovviamente a New York. Nina Lenne scatta loro una memorabile foto che li trasmetterà alla storia come gli Irascibili.

Gennaio 1951. La rivista Life pubblica la fotografia di Nina Leen che ritrae quindici Irrascibili vestiti da banchieri. Al centro Pollock, poi Williem de Kooning, Mark Rothko, Barnett Newman, Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, William Baziotes, Bradly Walker Tomlin, Jimmy Ernst, James Brooks, Ad Reinhardt, Richard Pousset.Dart, Theodors Stamos, Clyfford Still, Hedda Sterne

Gennaio 1951. La rivista Life pubblica la fotografia di Nina Leen che ritrae quindici Irrascibili vestiti da banchieri. Al centro Pollock, poi Williem de Kooning, Mark Rothko, Barnett Newman, Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, William Baziotes, Bradly Walker Tomlin, Jimmy Ernst, James Brooks, Ad Reinhardt, Richard Pousset.Dart, Theodors Stamos, Clyfford Still, Hedda Sterne

La loro tecnica è arrabbiata, slegata dalle regole e dai canoni, lontano dalla figuratività e passerà alla storia con il nome di Espressionismo astratto.

La nomenclatura ci dice molto.

  • Espressionismo: lo stile è espressione.Non è, quindi, costruzione o elaborazione, ma rivelazione dell’io.
  • Astratto: nessuna figuratività, nessun elemento che possa indicare il mondo del reale.

Le opere pittoriche di questo movimento artistico sono, quindi, espressioni dell’io dell’artista comunicate in modo astratto attraverso il colore e le forme che sempre più assumono la fisionomia di un gesto, in cui è contenuto l’autore stesso. Proviamo a spiegare questo importante concetto in modo più semplice.

La gestualità dell’autore è fondamentale per la creazione del dipinto e diventa essa stessa arte da osservare. Pollock, ben rappresentato nell’esposizione a Palazzo reale dalla sua grande tela Number 27 del 1950, riesce a rendere evidente il grande valore della gestualità.

Number 27 Pollock

Jackson Pollok, Number 27, 1950, olio, smalto e pittura d’alluminio su tela, cm 124,6 x 269,4.

Il quadro campeggia isolato nella terza sala di fronte al video della sua esecuzione. Ottimo allestimento. Evocativo. Perfetto per comprendere l’importanza assoluta del gesto.

Osservando il quadro l’insieme dei tratti e dei colori appare inizialmente una matassa confusa, impenetrabile. Il modo d’esecuzione può lasciare perplesso il pubblico che non trova traccia dell’evidente abilità tecnica che si è soliti attribuire agli artisti.

E’ necessario fermarsi un momento e sfruttare le panche che il museo mette a disposizione. L’occhio perplesso, abituatosi all’insieme confuso di colori e linee, inizia ben presto a seguire una traccia e il suo movimento, il suo sparire sotto una chiazza bianca e il suo riaffiorare tra il giallo, in alto, con schizzi violenti. Poi una curva dolce. Poi niente. Il vuoto. Ma nel vuoto una linea diversa, un nuovo movimento da seguire.

Pollock cattura lo spettatore in questo modo e lo trasporta nel quadro attraverso la sua presenza gestuale che rende l’artista eternamente vivo grazie alla spazialità dei suoi movimenti che fuoriescono dal quadro dialogando direttamente con il pubblico.

L’arte dell’espressionismo astratto è tutta qui: sta nel seguire l’esistenza dell’artista, intrattenersi con lui, con i suoi gesti e ripercorrerli ad uno ad uno, avvicinandosi alla sua intimità.

La tecnica che il video mostra, lo sgocciolamento violento, impetuoso, a tratti delicato e suadente è chiamato dripping. I segni che lascia sono l’evidenza della presenza dell’artista nel dipinto che realizza la sua arte attraverso l’Action painting, pittura d’azione che diventa momento d’arte esso stesso.

Pollock può non dare emozioni, ma attira in sè lo spettatore che supera il momento di diffidenza e si lascia catturare nella rete di linee e colori. Non è possibile, purtroppo, fermarsi per ore seduti sulla poltrona di fronte a Number 27. Le persone attendono il loro momento di confessione personale con Jackson e nelle altre sale ci aspettano le opere di Tobey, Rothko, de Kooning, Newman, Kline, Hofmann, Francis, Stamos, Ossorio, Louis, Baziotes…

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