Fiaba e magia nelle forme di Brancusi

Brancusi, chi era costui?

Scultore di origini rumene è ingiustamente poco conosciuto dal grande pubblico italiano, probabilmente perchè non è facilmente etichettabile; le suggestioni che vivono nelle sue sculture sono moltissime e l’artista le elabora con uno stile personalissimo e facilmente riconoscibile.

Siamo all’inizio del Novecento, momento d’oro per la storia dell’arte grazie al fermento creativo, culturale e innovativo che si sprigiona nelle cosiddette avanguardie storiche e nei dibattiti sull’arte che le accompagnano.

Brancusi già dal 1908 si trova a Parigi, capitale dell’arte di inizio Novecento, ed entra in contatto con i più vivaci circoli intellettuali e culturali del periodo. Nei suoi lavori sono ravvisabili tutte le elaborazioni artistiche e le fascinazioni estetiche di quelle feconde frequentazioni: cultura popolare, arte primitiva e negra si mescolano alla centralità della discussione sulla forma e sul materiale.

Vorrei evitare di perdermi in lungaggini, ma è necessario dare un quadro generale della situazione per comprendere i lavori dello scultore rumeno (prometto di essere sintetica!); la forma e la materia sono i due elementi che permettono ad un’opera d’arte di esistere. La materia può essere considerata il supporto dell’oggetto d’arte in senso onnicomprensivo (la tela, il marmo, il bronzo, il corpo umano, ecc) e la forma è il risultato dell’azione sulla materia.

Già dalla fine dell’Ottocento gli artisti (e l’arte) si interrogavano su quale “forma” dare al messaggio artistico e Brancusi si è inserito in questa discussione senza aderire integralmente ad una corrente e stile, ma racchiudendo nelle sue opere diverse tendenze del periodo che si avvicinano ai suoi bisogni estetici e comunicativi. Affascinato dalla forza emotiva che la semplificazione delle forme era in grado di suscitare, ha lavorato per una progressiva riduzione della figurazione in forme semplici, evocative e prive di elementi ridondanti. Le sue opere sono rimaste sempre molto legate alla tradizione popolare rumena, al suo folklore e alla rievocazione di mondi mitologici dai messaggi universali e carichi di simbologie.

Constantin Brancusi, Maiastra, 1911, Bronzo su base di pietra calcarea, 90 x 17 x 17 cm, Tate gallery, Londra.

Constantin Brancusi, Maiastra, 1911, Bronzo su base di pietra calcarea, 90 x 17 x 17 cm, Tate gallery, Londra.

Per comprendere lo stile di Brancusi ci concentriamo su Maiastra, che possiamo considerare un percorso di ricerca sulla rappresentazione scultorea della forma di uccello. Constantin realizza, nel corso degli anni Dieci del Novecento, una trentina di sculture tutte denominate Maiastra, concentrandosi sulle variazioni formali (cioè sulle diverse forme) di questo tema figurativo.

Maiastra si ricollega ad una favola rumena che ha come protagonista un uccello dal piumaggio lucente in grado di parlare e di trasformarsi; era dotato di enormi poteri benefici e protettivi che gli consentivano di proteggere perfino gli eroi.

Brancusi era affascinato dalla superstizione contadina e dal mondo tradizionale della sua terra natìa in cui continuavano a sopravvivere e ad essere raccontate le fiabe tradizionali; egli aveva intuito, inoltre, che le favole non sono solamente storielle da raccontare ai bambini, ma parlano di un mondo mitologico carico di simbologie che si riscontrano nelle credenze e nella cultura di un popolo.

Il messaggio apotropaico, ovvero dal potere di tenere lontano gli spiriti e le influenze negative e malvagie, di Maiastra viene espresso dall’artista in maniera molto armonioso: la superficie riflettente ricorda il piumaggio dorato dell’uccello magico e fa giocare le superfici con la luce, che ne modifica la percezione. Le linee slanciate, in contrasto con il rigonfiamento tondo del petto, creano una forma sottile e al contempo maestosa, dando forma ad uccello a riposo, ma con il petto gonfio di canto.

Il collo allungato e la testa reclinata all’indietro con il becco appena schiuso sono costruiti in modo essenziale, così come tutto il corpo, percorso solamente dalla linea che disegna le ali.

Maiastra, Brancusi 1915-18, fotografia originale

Constantin Brancusi, Maiastra, fotografia originale del 1915-18, Bronzo su base di pietra calcarea.

L’essenzialità consente di trascendere il particolare (quindi la rappresentazione di un uccello definito) per raggiungere il mondo incantato della fiaba, rievocando tutto il suo potere immaginativo e la sua simbologia.

Gli aspetti più popolari del folklore rumeno vengono inseriti dall’artista nel piedistallo, che perde il suo ruolo secondario di semplice supporto, per diventare parte integrante dell’opera d’arte. Il colore, il materiale, la forma e le decorazioni più rustiche del basamento sono funzionali a sprigionare l’energia della scultura che vi poggia sopra.

Originariamente Maiastra era collocata su un’alta colonna di legno che aumentava lo slancio verso l’alto delle forme scultoree; in questo modo l’opera acquisiva maggiore misticismo grazie alla distanza che si veniva a creare con il terreno e alla diversa percezione spaziale che produceva il piedistallo, con i suoi giochi di volumi, le sue decorazioni primitive e il suo materiale grezzo.

Le favole rappresentano la nostra immaginazione, la nostra tradizione e i vagheggiamenti della nostra infanzia. Continuiamo a raccontarle ai bambini del presente e del futuro per non perdere la nostra memoria e mantenere in vita il fanciullo che scalpita in ciascuno di noi.

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