Impressionismo e Pascoli: una sensibilità di colore

Eccola! Inizia a serpeggiare tra i miei studenti la paura della maturità. Preoccupazioni ed ansie rendono frenetico uno studio che vorrebbe essere “matto e disperatissimo”, ma si disperde tra GTA e WhatsApp. E puntuale arriva la domanda: “Prof., ha consigli per la tesina?!

Nella speranza di essere regolare, proverò a fornire alcune letture di opere d’arte che siano facilmente collocabili nei lavori interdisciplinari dei maturandi.

Il crescente successo popolare degli impressionisti, evidente soprattutto nello strabiliante numero di spettatori (oltre 240 mila) registrati alla mostra su Renoir alla GAM di Torino, rende l’Impressionismo un tema interessante per chi desidera parlare di economia culturale e turistica o per chi vuole mostrarsi aggiornato sull’andamento delle tendenze culturali.

Nel 1874 a Parigi viene fondata la Société Anonyme Cooperative della quale fanno parte pittori poi diventati famosi con il nome di Impressionisti: Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-August Renoir, Camille Pissarro e tanti altri. Nello stesso anno la Société organizza una mostra nello studio del fotografo Nadar, la prima di una serie di otto esposizioni tenutesi sempre a Parigi tra il 1874 e il 1886. L’ammissione alla mostra non era decisa da nessuna giuria di accettazione, ma era libera; in questo modo la Société si mise in aperto contrasto con i Salon ufficiali, le cui giurie rendevano difficile la partecipazione all’esposizione ai pittori indipendenti, stroncati da una rigida selezione basata su criteri di stampo accademico.

La mostra del 1874 rivela una grande eterogeneità nei modi di dipingere dei pittori ospitati, rendendo evidente la vivacità pittorica condannata all’esclusione dai canali ufficiali dell’arte. I pittori più rappresentativi della Société seguivano l’idea espressa da Claude Monet, il quale riteneva fondamentale dipingere in contatto diretto con il soggetto da rappresentare, osservandolo direttamente e lavorando en plain air, all’aria aperta, evitando successive elaborazioni in atelier allo scopo di registrare su tela l’istantaneità della visione.

– ci sarebbe molto da dire, a tal proposito, sul rapporto tra arte e fotografia che, in quegli anni, raggiunse uno dei momenti più intensi. Se il tempo mi assiste, rimedierò alla necessaria brevità di questa trattazione con un successivo articolo – 

Osservando a traducendo in pittura la realtà percepita, gli impressionisti eliminano i contorni degli oggetti, non realmente presenti in Natura (il nostro corpo non è separato dall’aria da una spessa riga nera), e aboliscono l’uso del disegno, ribadendo così il loro allontanamento dalla pittura accademica tutta incentrata sulla pratica del disegno. I colori, di contro, diventano il fulcro della nuova arte: accostati con pennellate dense e veloci costruiscono il soggetto attraverso le reciproche influenze, andando a creare una pittura dinamica in grado di riprodurre il soggetto nel suo istantaneo dinamico apparire.

Il tema della rappresentazione scivola in secondo piano rispetto alla forma, al modo con cui esso viene fissato sulla tela. Poco importa il soggetto, l’importante è la maniera, che deve essere in grado di mostrare le variazioni di luce, di colore, di atmosfera presenti nella realtà senza aggiungere valori educativi, morali o simbolici.

Monet, Cattedrale di Rouen

Cluade Monet, La Cattedrale di Rouen, 1893-94, tre versioni, olio su tela, Musée d’Orsay, Parigi

Emblematica in questo senso è la serie di dipinti dedicati da Monet a La Cattedrale di Rouen: oltre 50 tele di soggetto identico rappresentano la Cattedrale in diverse situazioni di luce, di condizioni atmosferiche allo scopo di registrare gli infiniti cambiamenti di luminosità per ottenere l’istantaneità, ovvero il velo di luce colorata che, per un breve spazio di tempo, unifica l’intera scena percepita dall’occhio.

Vicino a Monet e agli impressionisti per sensibilità e costruzione artistica, troviamo Pascoli e la sua poesia. I tocchi veloci dei pittori si trasformano in versi rapidi e spezzati che tratteggiano la realtà, evocata nel suo subitaneo apparire.

Un bubbolìo lontano…

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.

(G. Pascoli, Temporale, 1891 in Myricae)

Un rumore di tuoni lontano. La linea dell’orizzonte si colora di rosso e il mare sembra infiammarsi. Un cielo scuro e minaccioso verso le montagne è stracciato da nuvole chiare. Tra questo nero di tempesta un casolare bianco spicca come un’ala di gabbiano. Attraverso l’insistenza sul senso della vista e dei colori, aiutandosi con versi rapidi e spezzati da numerose pause, Pascoli evoca un paesaggio marino su cui incombe un’imminente tempesta, regalandoci un’immagine istantanea, impressionista.

Altri articoli da leggere:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *