Il riposo del guerriero: Achille e Aiace giocano a dadi

L’anfora campaniforme a figure nere di Exechias conservata ai Musei Vaticani è tra le ceramiche più famose del mondo antico. Risale al 540-530 a.C. ed è stata rinvenuta in una tomba etrusca a Vulci. Sulla superficie sono raffigurati Achille e Aiace che, in una pausa dal combattimento sotto le mura di Troia, giocano a dadi.

Non ci sono tracce del racconto di questo episodio nell’Iliade, ma le testimonianze di questo tipo sono numerose, come a ricordarci che anche i grandi eroi hanno bisogno di un momento di riposo.

Achille e Aiace hanno appena gettato i dadi e gridano forte il proprio numero (tre e quattro); le parole escono dalle loro bocche come fumetti e, intorno, altre iscrizioni identificano i due personaggi, oltre ad indicare la firma dell’artista.

Exechias, Achille e Aiace giocano a Dadi, ceramica dipinta, 540-530 a.C., h 61 cm., Musei Vaticani, CIttà del Vaticano

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La scena si risolve in modo statico e le due figure sono realizzate a specchio; compiono, infatti lo stesso gesto con sottili varianti nella posa e nei dettagli per evitare una monotona ripetitività. Aiace, il più anziano dei due, ha abbandonato l’elmo, appoggiandolo sullo scudo alla sua destra; porta la barba più lunga e folta rispetto al più giovane Achille che, invece, tiene alto sulla testa l’«elmo ben fatto, adorno di una criniera di cavallo». I corpi esplodono di virilità, realizzati in una forma massiccia resa evidente dall’inusuale larghezza delle cosce.

Exechias, Anfora campaniforme a figure nere, 540-530 a.C., h. 61 cm., Musei Vaticani, Città del Vaticano

Exechias, Anfora campaniforme a figure nere, 540-530 a.C., h. 61 cm., Musei Vaticani, Città del Vaticano

L’autore dimostra una grande maestria nella resa perfetta della parte decorativa a graffito, soprattutto nelle acconciature e nei lussuosi mantelli. Exechias era, infatti, un cittadino ateniese con una bottega attiva sia nel campo della ceramica che nella pittura. Era un uomo non nobile, ma colto al punto da saper scrivere in alfabeto attico e corinzio e da firmarsi con una formula metrica (Exechias mi ha dipinto e realizzato):

«Exechìas égrapse ka’ pòiese me»

Il resto della superficie dell’anfora è ricoperta fa pittura nera che fa risaltare con maggiore intensità il riquadro dipinto, le decorazioni delle anse e della fascia a denti di lupo sopra il piede. Nessun eccesso turba la serenità dei due eroi che si concedono il meritato riposo del guerriero.

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