Criticità della critica. L’Arte del saper pensare

Non si nasce informati. Per conoscere cosa offre di nuovo il mondo dell’arte e avere un’idea dell’indice di grandimento delle mostre compio spesso ricerche sul web, leggo avidamente tra il caffè e il cornetto della mattina le notizie della sezione “Cultura” dei quotidiani che i bar mettono a mia disposizione, mi insinuo tra le pieghe di Rai Arte, Beni Culturali online, Artonline fino a perdermi, ma non trovo stimoli da nessuna parte.

Recensioni “politicamente corrette” rendono note al grande pubblico le ultime frontiere dell’arte contemporanea, forniscono consigli su come impiegare il tempo libero spesso limitandosi a ricopiare i comunicati stampa che i solerti uffici di comunicazione inoltrano per il web e, soprattutto, omettono i pensieri, tralasciano spunti critici.

I pareri e le opinioni ne escono sconfitti e restano generalisti consensi ad alto contenuto diplomatico.

Questa rubrica di arte è qualcosa che va oltre, contiene i pensieri di un cervello abituato a pensare dal lungo studio e il punto di vista di una studiosa d’arte che ha costruito il proprio occhio critico osservando, imparando la storia, ritornando spesso sui libri.

Non ho alcun riconoscimento sociale o mediatico, non sono incoronata da pubblici allori, ma amo scrivere (e talvolta mi riesce bene), amo l’arte, amo la storia e amo la storia dell’arte. Ho costruito nel tempo un pensiero critico e ho intenzione di usarlo.

Il lungo silenzio termina con una nota polemica sulle sorti della critica d’arte contemporanea; non ho l’ardire di propormi come soluzione, ma cerco di lanciare un sassolino per colmare il grande vuoto del pensiero critico sull’arte.

Ringrazio Aldo che, con costanza, mi spinge a scrivere su questa rubrica e mia madre che mi invita con amore a non mollare questo progetto.

A voi due è dedicato il prossimo articolo.

Con affetto

Katia

San Matteo e l'Angelo, Caravaggio, 1602

San Matteo e l’Angelo, Caravaggio, 1602, opera perduta
Opera perduta durante l’invasione russa della città di Berlino al termine della seconda guerra mondiale, è conosciuta come la prima versione del San Matteo e l’Angelo di Caravaggio destinata alla Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. L’opera fu rifiutata dai committenti e acquistata dal cardinale Giustiniani.

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