Biennale di Venezia: tra tradizione e rivoluzione

La Biennale di Venezia è uno dei massimi eventi internazionali dove l’arte e la mondanità si fondono tra le acque salmastre dei canali. La città lagunare, esclusiva per sua stessa natura, chiama a sè tutti i principali attori del mondo dell’arte con questa rassegna.

Ma come nascono queste manifestazioni artistiche? Quale profondo senso celano dietro la facciata glamour?

Le radici delle rassegne d’arte affondano nel lontano XVII secolo a Parigi con il Salon, esposizione periodica di pittura e scultura promossa dall’Accademia reale per gli artisti membri dell’Accademia stessa.

Alexandre Cabanel, La nascita di Venere

Alexandre Cabanel, La nascita di Venere, Olio su tela, Cm 130 x 225, MUsée d’Orsay, Parigi.

Solo nel 1791 in seguito alla rivoluzione francese la partecipazione diventa libera e la selezione delle opere da esporre avviene tramite giuria. La ventata di apertura democratica svanisce insieme alla paura della ghigliottina e presto la selezione dei giurati diventa una vuota formalità.

Molto presto al Salon smettono di essere ammesse le voci artistiche che si allontanano dall’accademismo classicista, che, per capirci, si esprime in opere come il quadro di Alexandre Cabanel intitolato La nascita di Venere e risalente al 1863.

La fattura è preziosa, Venere è perfetta nella bellezza, nell’incarnato, nella composizione della posa; la luce abbraccia tutti gli elementi e li cristallizza in un attimo eterno, l’atmosfera è mitologica, fuori dal tempo. Questo quadro è pura contemplazione della bellezza in perfetto stile Salon ottocentesco.

I dissidenti esistono in ogni luogo, anche nell’arte. L’anno 1863 ha visto Edouard Manet nel ruolo del rivoluzionario, suo malgrado. Manet, infatti, aspirava con ardore ad ottenere un riconoscimento ufficiale come pittore accademico, ma, quell’anno, il quadro che presentò per l’ammissione al Salon venne rifiutato.

L’opera in questione è Le déjeuner sur l’herbe che, respinta dalla giuria, viene esposta al Salon dès Refusés, una manifestazione artistica parallela al Salon e istituita proprio nel 1863 dall’imperatore Napoleone III per accogliere le sempre più numerose opere d’arte che non trovavano posto nella rassegna ufficiale.

Manet Edouard, Le Déjeuner sur l'herbe

Manet Edouard, Le Déjeuner sur l’herbe, 1863, Olio su tela, 208 × 264 cm, Musée d’Orsay, Parigi

La donna nuda in primo piano non è idealizzata come la Venere di Cabanel, ma è vivace nella sua posa contorta, è impertinente con lo spettatore che invita con il suo sguardo malizioso ad accomodarsi per la colazione sull’erba.

La creazione del Salon des Refusés ha inaugurato una stagione di rassegne d’arte che è ben lungi dal terminare.

Le raccolte di dipinti in un luogo a scopo artistico e promozionale hanno, quindi, una storia molto lunga. La Biennale di Venezia eredita e parla di tutte queste vicende; artisti rifiutati, vetrina di lancio di nuovi talenti, collegamento con le sfere ufficiali dell’arte e, contemporaneamente, con i filoni d’avanguardia senza dimenticare il pubblico, il mercato e i mercanti d’arte.

Per questo la Biennale è tanto bella; può ospitare Farah Pahlavi, vedova dello shah dell’Iran, avvolta in un completo color crema e con un turbante in testa e ci posso andare anche io, infilata nei miei grezzi e popolari jeans.

Anche se gli artisti non parleranno con me, lo faranno le loro opere.

La 55° Biennale di Venezia del 2013 si inaugura oggi, 1 giugno 2013, e sarà aperta fino al 24 novembre.La Biennale di Venezia è uno dei massimi eventi internazionali dove l’arte e la mondanità si fondono tra le acque salmastre dei canali. La città lagunare, esclusiva per sua stessa natura, chiama a sè tutti i principali attori del mondo dell’arte con questa rassegna.

Ma come nascono queste manifestazioni artistiche? Quale profondo senso celano dietro la facciata glamour?

Le radici delle rassegne d’arte affondano nel lontano XVII secolo a Parigi con il Salon, esposizione periodica di pittura e scultura promossa dall’Accademia reale per gli artisti membri dell’Accademia stessa.

Alexandre Cabanel, La nascita di Venere

Alexandre Cabanel, La nascita di Venere, Olio su tela, Cm 130 x 225, MUsée d’Orsay, Parigi.

Solo nel 1791 in seguito alla rivoluzione francese la partecipazione diventa libera e la selezione delle opere da esporre avviene tramite giuria. La ventata di apertura democratica svanisce insieme alla paura della ghigliottina e presto la selezione dei giurati diventa una vuota formalità.

Molto presto al Salon smettono di essere ammesse le voci artistiche che si allontanano dall’accademismo classicista, che, per capirci, si esprime in opere come il quadro di Alexandre Cabanel intitolato La nascita di Venere e risalente al 1863.

La fattura è preziosa, Venere è perfetta nella bellezza, nell’incarnato, nella composizione della posa; la luce abbraccia tutti gli elementi e li cristallizza in un attimo eterno, l’atmosfera è mitologica, fuori dal tempo. Questo quadro è pura contemplazione della bellezza in perfetto stile Salon ottocentesco.

I dissidenti esistono in ogni luogo, anche nell’arte. L’anno 1863 ha visto Edouard Manet nel ruolo del rivoluzionario, suo malgrado. Manet, infatti, aspirava con ardore ad ottenere un riconoscimento ufficiale come pittore accademico, ma, quell’anno, il quadro che presentò per l’ammissione al Salon venne rifiutato.

L’opera in questione è Le déjeuner sur l’herbe che, respinta dalla giuria, viene esposta al Salon dès Refusés, una manifestazione artistica parallela al Salon e istituita proprio nel 1863 dall’imperatore Napoleone III per accogliere le sempre più numerose opere d’arte che non trovavano posto nella rassegna ufficiale.

Manet Edouard, Le Déjeuner sur l'herbe

Manet Edouard, Le Déjeuner sur l’herbe, 1863, Olio su tela, 208 × 264 cm, Musée d’Orsay, Parigi

La donna nuda in primo piano non è idealizzata come la Venere di Cabanel, ma è vivace nella sua posa contorta, è impertinente con lo spettatore che invita con il suo sguardo malizioso ad accomodarsi per la colazione sull’erba.

La creazione del Salon des Refusés ha inaugurato una stagione di rassegne d’arte che è ben lungi dal terminare.

Le raccolte di dipinti in un luogo a scopo artistico e promozionale hanno, quindi, una storia molto lunga. La Biennale di Venezia eredita e parla di tutte queste vicende; artisti rifiutati, vetrina di lancio di nuovi talenti, collegamento con le sfere ufficiali dell’arte e, contemporaneamente, con i filoni d’avanguardia senza dimenticare il pubblico, il mercato e i mercanti d’arte.

Per questo la Biennale è tanto bella; può ospitare Farah Pahlavi, vedova dello shah dell’Iran, avvolta in un completo color crema e con un turbante in testa e ci posso andare anche io, infilata nei miei grezzi e popolari jeans.

Anche se gli artisti non parleranno con me, lo faranno le loro opere.

La 55° Biennale di Venezia del 2013 si inaugura oggi, 1 giugno 2013, e sarà aperta fino al 24 novembre.

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